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Un ristoratore e sommelier italiano trova una seconda patria ad Istambul
Yasemîn Sîm Asmen –10 Novembre 2007

Nato in una famiglia di ristoratori, Alessio Di Gino attualmente dirige il Ristorante L'Altra Risacca nel quartiere Maslak di in Istambul, città che ha eletto come seconda patria.

Istambul, Turkey

Quando non è impegnato dietro le quinte con le mansioni di manager operativo del ristorante, Alessio Di Gino usa le poche parole in turco che conosce per scherzare con i clienti maschi e flirtare un po' con le signore. Di Gino, che ha abitato in Turchia per la maggior parte degli ultimi 4 anni, ha parlato recentemente con un giornalista del quotidiano turco Turkish Daily News a proposito dell'industria gastronomica turca, del suo amore per Istambul e, naturalmente, della siua passione per la buona cucina.

 
L'Altra Risacca è uno dei ristoranti e lounge del Sheraton Istanbul Maslak Hotel, dove i clienti trovano un'esuberante celebrazione della cucina, vini e stile di vita italiani.
 
L'Altra Risacca Restaurant
 
L'Altra Risacca Restaurant
 
L'Altra Risacca Restaurant
 
L'Altra Risacca Restaurant
Sheraton Istanbul Maslak Hotel,
Buyukdere Caddesi, 49 ·
Istambul, Turchia
Tel.: (90) (212) 3359999
   

"Questo mi piace di Istambul: sto bevendo raki (aperitivo alcolico di solito al sapore di anice, simile al Pernod francese) al Refik (un ristorante del quartiere Beyoglu) e mi passa davanti un giovane punk. Sono sul Bosforo e trovo Ferrari in vendita", dice Di Gino con la sua tipica energia e la sorprendente somiglianza con l'attore Andy Garcia, se non fosse per i grandi occhi azzurri.

"Adoro vivere qui. Istambul è una città magnifica, magica ed unica. La cultura orientale e quella occidentale si sovrappongono in tutti gli aspetti della vita quoridiana, che include sia il sufismo sia il punk rock. Si passa da un estremo all'altro e questo è evidente anche nel cibo".

Essendo nato in una famiglia di ristoratori, la gastronomia ha giocato una parte preminente nella vita di Alessio Di Gino. È infatti cresciuto in una famiglia che produceva il proprio vino e l'olio d'oliva e suo padre ha lavorato in vari noti ristoranti di San Francisco, in California. Lui stesso è stato manager di noti ristoranti italiani in varie parti del mondo prima di diventare consulente per ristoranti, una decisione che lo ha infine portato in Turchia 4 anni fa.

"Nel corso degli ultimi 4 anni sono andato e venuto (dalla Turchia) varie volte. All'inizio venivo principalmente per partecipare a riunioni, dato che l'azienda con la quale lavoravo offre consulenza a ristoranti del bacino mediterraneo ed ha il proprio quartier generale qui".

Da quando si è trasferito dice che molte cose sono cambiate in Turchia.

"Cinque anni fa era difficile mandare avanti un ristorante italiano perchè non si trovavano i prodotti giusti, bisognava portarli (in Turchia) nel proprio bagaglio, sperando che non venissero sequestrati alla frontiera", dice ridendo prima di aggiungere: "Adesso è diverso, oggi puoi trovare un sacco di buoni prodotti (sul mercato locale). Trovo mozzarella fatta in Turchia paragonabile (per qualità) al prodotto originale italiano."

Parlando della cucina turca dal punto di vista profesionale, Di Gino si rammarica che gli stranieri conoscanoin genere solo il kebab (carne allo spiedo) della cucina di questo Paese.

"La Turchia ha una varietà di ricette, alcune delle quali sconosciute anche a molti turchi", ha dichiarato. Personalmente, Di Gino vuole esplorare la cucina turca e per questo visita vari ristoranti alla ricerca di sapori diversi. "Il mio ristorante di pesce preferito è il Pafuli, sul Bosforo, dove il proprietario è originario del Mar Nero e serve pane di granoturco con acciughe". Un altro fra i suoi favoriti è un piccolo ristorante sulla strada che porta al quartiere Kemerburgaz . "Offrono la maggior selezione di meze (antipasti turchi) che ho mai trovato ed hanno anche un sacco di verdure diverse, molte delle quali non so neppure cosa sono".

Di Gino è un amante dei meyhane, i locali tuchi tradizionali che servono bevande.

"Sono un patito dei meyhane perché mi danno quella genuina sensazione di essere in Turchia. Refik è il mio locale preferito. Dal punto di vista delle pietanze ho mangiato piatti migliori cucinati in case private, come ad esempio kuru köfte (polpette cotte in modo particolare), o zeytinyagli kuru fasülye (fagioli secchi cucinati in olio d'oliva)".

Di Gino ha una critica e un consiglio per l'industria gastronomica turca: "La Turchia attualmente non valuta adeguatamente i propri prodotti. Prendiamo ad esempio il beyaz peynir (formaggio bianco). Sono sicuro che da qualche parte in questo Paese si produce formaggio che, sia per la varietà di mucche o per il tipo di foraggio che le mucche mangiano, è di qualità particolarmente buona. Quel prodotto dovrebbe venire proposto come 'beyaz peynir del Tal Posto' per sottolineare il fatto che è migliore di altri prodotti simili. Questa pratica è diffusissima in Italia e Europa". Di Gino sostiene che questo sarebbe un bene per tutti, in quanto sia i produttori sia i consumatori ne trarrebbero vantaggio. "Il consumatore acquista un prodotto che anche se e più costoso, lo soddisfa (per la qualità costante), mentre il produttore si può permettere di continuare a produrre prodotti di qualità superiore".

Di Gino è Master Sommelier certificato e non apprezza la mancanza di standard nelle leggi che regolano la produzione dei vini turchi. Un produttore può per esempio dichiarare in etichetta che un vino è fatto con un certo tipo di uva, anche se in realtà contiene solamente l'1% di quella specifica varietà.

"Personalmente raccomando i vini di piccoli produttori in Turchia. Perché? Perché, per esempio, il produttore dei vini Corvus non ha nessun interesse a venderti una bottiglia di öküzgözü (varietà di uva autoctona turca) che contiene solo l'1% di quell'uva. Vuole fare una bella impressione e vuole vendere un buon prodotto nel quale crede. Per questo motivo do maggior fiducia nei piccoli produttori locali", dice Di Gino.

Di Gino passa la maggior parte del tempo a L'Altra Risacca, il ristorante italiano annesso al Sheraton Istambul nel quartiere di Maslak, che co-dirige assieme a Leyla Çullu. I clienti lo conoscono e lui li ricorda per nome, ma cosa fa quando non lavora?

"Vuoi sapere la verità?" Risponde ridendo, "dormo".

Di Gino preferisce party casalinghi. "La scena notturna mi stanca, non per via dei locali di per se, ma per il traffico che trovi ovunque, poi quando finalmente arrivi magari non riesci ad entrare perché non hai chiamato prima qualcuno in particolare. Mi trovo più a mio agio in locali informali e confusionari, con buona musica dal vivo." Di Gino, come chiunque viva in questa città, critica questo aspetto di Istambul.

"Quello che non mi piace (di Istambul), e puoi scriverlo a lettere maiuscole, è il traffico. Chi ha disegnato le strade cittadine era soto l'effetto di droghe, oppure alcolizzato. Non c'è nessuna logica".

Nonostante l'orribile traffico Istambul è però diventata una seconda patria per questo giovane ristoratore. "Ho viaggiato per 12 anni. Sono stato in parecchi luoghi in varie parti del mondo, ma qui per la prima volta respiro il profumo della mia terra nell'aria. Nonostante la cultura sia diversa e non consenta neppure un confronto, c'è qualcosa nell'aria che mi fa sentire a casa", conclude Di Gino.

Adattato e tradotto da un articolo pubblicato in origine sul quotidiano Turkish Daily News

 

 
   
 
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